Buon Salve…ci uccideremo l’uno con l’altro…
Questo potrebbe essere un sintetico riassunto della trama del romanzo pulp di Koushun Takami, Battle Royale. Ecco la trama:
Ci troviamo nella Repubblica della Grande Asia dell’Est. Anno 1997. Diciamo che più che di una Repubblica parliamo uno stato tirannico. Il sistema totalitario di Governo, basato sul terrore e sulla censura,
ogni anno indice un “gioco”: il Programma. Il gioco prevede che gli alunni di una terza media vengano prelevati durante la consueta gita scolastica e trasferiti in un luogo segreto. Ad ogni alunno (21 ragazzi e 21 ragazze) sarà applicato un collare che, oltre ad avere la funzione di localizzatore, servirà anche per far desistere gli sventurati studenti da ogni intento di fuga o di sabotaggio: Cerca di fuggire? Il collare esplode. Cerchi di manometterlo? Il collare esplode. Oltrepassi zone dichiarate off limits? Il collare esplode. Se nell’arco di 24 ore nessuno muore? Il collare esplode. I giocatori avranno 3 giorni di tempo per massacrarsi a vicenda con ogni mezzo. Ne resterà solo uno…in caso contrario…il collare esploderà.
In questo contesto distopico e terribile seguiamo le vicende di questi 42 malcapitati che volenti o nolenti diventeranno man mano carnefici e vittime. I personaggi sono tracciati con fredda maestria. Ognuno di loro dovrà partecipare a questo gioco la massacro traendo forza dalle proprie esperienze ed attitudini. Dovranno muoversi in un territorio sconosciuto popolato da ipotetici nemici. Dietro ad ogni fruscio, ad ogni suono, ad ogni respiro potrebbe nascondersi un nemico. Di chi fidarsi? Con chi e se allearsi?
Durante la lettura delle oltre 600 pagine veniamo catapultati in fughe al cardiopalma, duelli sanguinari, momenti di riflessione toccanti, ribellioni accorate e colpi di scena che si susseguono senza sosta e che ci condurranno, mortalmente, verso l’atto finale. Non si potrà semplicemente mettere il segnalibro per poi riprendere la lettura il giorno seguente. Si dovrà sapere. Quanti ne moriranno ora? Come? Perché? Rimarrete stupiti dalla tenacia, dalla disperazione e dalla crudeltà insita in questi 42 adolescenti costretti a confrontarsi con il modo spietato degli adulti. Consigliato fortemente per appassionati del genere. Sconsigliato fortemente a stomaci deboli.
Inoltre, i più appassionati potranno andare a ricercare il manga, i film e i videogiochi tratti da questa storia.
Ed ora qualche pensiero personale: non ero a conoscenza di questo libro prima di imbattermi in un una trilogia: Hunger Games di Suzanne Collins (della quale ho parlato in questo post). Leggendo vari commenti sull’autrice in molti la “accusavano” di scopiazzatura bella e buona. Incuriosito da queste malelingue ho voluto approfondire la questione e..che dire? Le malelingue erano ben informate! Cambiando alcune questioni politiche , dinamiche del gioco, mettendoci un pochino di romance e rendendo il tutto più appetibile ai lettori occidentali, la Collins ha creato una trilogia che deve molto alla storia di Takami. Che dire? Buona lettura!
Buon Salve…think pink…
Anche oggi ho una favola per voi. Vi ricordate la Principessa Giovanna dello scorso post? (clicca qui per rinfrescarti la memoria) Bene…un’altra principessa sta per far breccia nei vostri cuori: Rosatinta.
C’era una volta in un magico condominio una bellissima bambina di nome Rosa. Come tutte le bambine amava giocare con le sue bambole ed indossare i gioielli della mamma. Ma le cose che più la divertivano erano dipingere e scrivere poesie. Nel magico condominio, però, viveva anche una perfida signora: Donna Pilona. La perfida signora aveva tante “figlie”, una più carina dell’altra e per pavoneggiarsi metteva a disposizione le belle “figliole” a chiunque avesse avuto l’ardire di ammirarle. Nessuna delle allegre “figlie”, però, era bella quanto Rosa. La perfida Donna Pilona, verde d’invidia, architettò un astuto piano per distruggere l’avvenenza della bella bimba. Con l’inganno, la invitò per un caffè. Ad insaputa dell’ingenua Rosa, Donna Pilona, stregò la bevanda. La bimba, ignara, felice ed onorata di poter bere il caffè nelle splendide stanze di Donna Pilona accettò l’invito. Entrò nell’abitazione della megera e si accomodò. Sedute attorno al tavolo del salone c’erano le allegre ed indispettite “figlie” che, osservandola con sguardi malefici, già pregustavano il momento fatale!
Con fare mellifluo Donna Pilona versò il caffè incantato in una tazzina rosa…l’unica tazzina rosa. Tutte le altre tazzine erano bianche per permettere alle stupide ed allegre “figlie” di non avvelenarsi accidentalmente. La bimba guardò la tazzina rosa e, divertita dalla similitudine col suo nome, la prese e bevve soddisfatta.
In men che non si dica Rosa svenne e fu trasportata dalle “figlie” nel suo piccolo e variopinto appartamento; seguita dalle malefiche e sguaiate risa della perfida Donna Pilona.
Rosa dormì serena fin al sorgere del sole del mattino seguente. Si alzò dal letto leggermente stanca e un po’ intontita. Non riusciva a mettere bene a fuoco i dettagli…le sembrava tutto un po’ più piccolo e…come dire…non riusciva a capire…le cose sembravano più in basso. Andò in cucina a preparare la colazione. Nell’attesa si recò in bagno e le sembrava che lo specchio fosse stato spostato durante la notte…le sembrava più basso. Si stropiccio gli occhi e cercò di rimirarsi meglio…c’era qualcosa che non andava…non poteva essere lo specchio quello appeso di fronte a lei; sicuramente era un quadro…ed anche particolarmente brutto. Ne aveva dipinti così tanti ma non ricordava di aver creato una cosa così grottesca…però…perché avrebbe appeso un quadro di cui non ricordava l’esistenza e verso il quale nutriva una certa ripugnanza? Guardò con più attenzione e…per la bacchetta arrugginita della fata turchina!!! L’immagine si mosse!!! Non era un quadro! Era uno specchio e l’immagine riflessa era la sua: un volto vecchio, rugoso, cadente e con i capelli arruffati! Quale misero destino si prospettava di fronte a Rosa…lei, bella e piccola bimba intrappolata tra le rughe di una anziana signora! Purtroppo solo l’aspetto fisico di Rosa era invecchiato. La sua mente era rimasta quella di una bimba innocente ed ingenua che voleva solo giocare con le bambole e indossare abiti e gioielli da grande e dipingere e scrivere poesie e…e nulla di tutto ciò cambiò…
Passarono gli anni. La perfida Donna Pilona soddisfatta della sua malignità accolse sempre più “figlie” al suo capezzale. Ormai l’avvenenza della giovane Rosa non esisteva più e nessuna poteva rivaleggiare con le “figlie”. Le collane di perle della perfida Donna Pilona si moltiplicarono, come i gioielli e i vestiti chic.
La povera Rosa col tempo impazzì. La casa, un tempo, graziosa e variopinta ingrigì. La sua voce mutò in una cantilena che si trascinava lungo le rampe delle scale. L’unico tocco di rosa rimasto a ricordare al mondo l’esistenza di una giovane bimba si trovava nelle ciocche dei suoi capelli, colorati con il mascara, cosa che le valse l’ingrato nomignolo di Rosatinta. Il baratro della pazzia era ad un passo. Non venne nessun principe a salvarla dalla sua prigionia. Non esistono vecchie principesse nelle favole.
Purtroppo per Rosatinta, Donna Pilona cominciava ad annoiarsi. Il sortilegio era stato un successo, ma la vista di quella povera disgraziata non la soddisfaceva più. Donna Pilona mirava più in alto. Voleva vedere Rosatinta privata del bene più prezioso che le fosse rimasto: la voglia di giocare. Come fare? Decise che per toglierla definitivamente dalla circolazione bisognava cacciarla dal condominio! Una volta sola per le strade, Rosatinta non avrebbe avuto più voglia di giocare e scherzare e dipingere e scrivere quelle stupide poesie. Sarebbe morta per la disperazione!!!
Donna Pilona indisse una riunione alla quale parteciparono tutti gli abitanti del condominio. A gran voce cercò di convincere il resto degli astanti della pericolosità di Rosatinta per il benessere della comunità. Era un disonore per il buon nome del condominio, urlò inferocita!
I condomini rimasero ammutoliti, terrorizzati da tanta furia e disprezzo e non ebbero il coraggio di affrontare la perfidia di Donna Pilona. Sembrava arrivato il momento per Rosatinta di uscire di scena ma…improvvisamente una piccola donna, conosciuta come Iaia la lanciatrice di spilli da cucito, balzò sulla sedia e con l’indice puntato contro Donna Pilona le scagliò contro un incantesimo: Disonorevole ce sarai vecchia baldracca…te e quell’altre zoccole! Ce lo sanno tutti che casa tua è un via vai de puttanieri! Vergognate!!!
La perfida Donna Pilona ammutolì e si pietrificò! Nulla potevano i suoi arcani poteri contro l’anatema fulminante di Iaia la lanciatrice di spilli da cucito! Gli innumerevoli giri di perle saltarono in aria e rotolarono a terra facendo finire col culo all’aria le “figlie” accorse in aiuto di Donna Pilona. Le calze si smagliarono mettendo in mostra le vene varicose, la piega perfetta si scompigliò mettendo in mostra la ricrescita sapientemente nascosta, il trucco si sfaldò rendendo ancor più mostruoso il suo volto terrorizzato! Fu la disfatta di Donna Pilona che perse “figlie”, ricchezza e quell’aura di atavico terrore che le permise di tiranneggiare per anni e anni.
Non tutte le favole hanno un lieto fine…neanche i poteri di Iaia la lanciatrice di spilli da cucito potevano disfare l’incantesimo lanciato su Rosatinta…purtroppo la vecchia bambina si arrese e continuò a vivere nei panni di una vecchietta un po’ suonata, coi capelli rosa tinti dal mascara e con i gioielli della madre avvolti attorno al collo…la si può trovare però in giardino camminare lentamente con lo sguardo perso nel vuoto mentre dedica una poesia ad un uccellino di passaggio oppure mentre offre un sorriso colmo di gentilezza ad un ragazzo che le tiene aperto il portone del condominio. Un sorriso un po’ triste ma che non chiede nulla in cambio.
In ordine di apparizione:
Rosatinta: non credo servano altre parole per descrivere questa stramba, dolce vecchietta che in segno di riconoscenza portò a Iaia la lanciatrice di spilli da cucito una confezione di zucchero quando la sua salvatrice, ammalata, non era andata a fare la spesa. Ps: ha ancora i capelli tinti col mascara!
Donna Pilona: Attualmente si è rimessa un po’ in sesto. Un po’ meno agghindata e un po’ meno strappona…ma comunque sempre una grandissima s*****a!
Le “figlie”: Il numero è un po’ diminuito…mettiamola così…qualcuna è ancora fedele alla perfida Donna Pilona!
Iaia la lanciatrice di spilli da cucito: E chi l’ammazza?!? Lo ammetto…nel mio sangue scorre un po’ del suo sangue…quindi…occhio ragazzi!
Ragazzo che tiene il portone del condominio: Gode di ottima salute…in fondo non ha molto di cui preoccuparsi con una zia come Iaia la lanciatrice di spilli da cucito!
Buon Salve…favole moderne…
Una nuova saga si staglia all’orizzonte! Più ammuffita de l’armadio di Narnia, più vagabonda della dorata Bussola, più mortale dell’Avada Kedavra e più insulsa delle seghe mentali di Bella Swan! Cosa sarà mai?!? Andiamo a scoprirlo insieme!
C’era una volta una dolce pulzella di nome Giovanna. L’innocente ed ingenua fanciulla era vittima di un sortilegio: prigioniera in un’immensa magione dal numero indefinito e variabile di stanze, corridoi e bagni; la povera Giovanna non avrebbe conosciuto più la parola libertà finché ogni pomello, serratura, cardine, lampadario o chiodo non fosse stato splendido, splendente, lindo e pinto, accecante ed abbagliante.
Giovanna si impegnava, puliva, spazzava, lucidava e passava la cera. La magione, però, era incantata. Per ogni maniglia lucidata apparivano due nuove porte con maniglie unte, bisunte ed incrostate. Giovanna era allo stremo delle forze ma lo sconforto non riusciva ad insinuarsi nel suo cuore puro e tenace.
La regina della magione, una frustrata tardona, tutta merletti, giri di perle e botulino, rivedeva in Giovanna sé stessa: una candida ragazza che, un tempo, si prostrava ai piedi del padrone e lucidava con vigore. Mossa a compassione, decise che il momento di redimersi dalle proprie nefandezze fosse giunto e, lontano dagli occhi del padrone, confidò a Giovanna un segreto: all’interno della magione erano nascosti dei magici utensili. Erano tre! Assemblandoli, Giovanna, avrebbe spezzato l’incantesimo della magione…le porte non si sarebbero più moltiplicate e la ragazza sarebbe riuscita a fuggire dalla prigione stregata.
Con l’aiuto provvidenziale della tardona tutti e tre i magici utensili furono ritrovati: un pennello, un secchiello ed una magica vernice. Giovanna e la regina passarono ore, giorni a verniciare! Ogni oggetto, colpito dalla magica vernice tornava come nuovo, riappropiandosi dell’antico splendore! La libertà era sempre più vicina ma, un giorno, le due donne, intente nel verniciare una gabbia sadomaso, non si resero conto di come il tempo, inesorabilmente, passasse e non si accorsero del rientro del padrone, un uomo orribile, viscido, doppiogiochista, perverso ed ammiccante che, tradiva la regina ormai da tempo e che costringeva la povera Giovanna ad indossare una ridicola divisa da pornosguattera.
In quel momento, però, i magici utensili, così potenti ed efficaci si dimostrarono inutili!
Un potere più grande, antico e sempre attuale corse in aiuto delle due sventurate: il potere della GNOCCA!
La regina, vedendo arrivare il padrone, un attimo prima che l’inevitabile si compisse formulò le magche parole: “Tira più un pelo di f**a che un carro di buoi!”
L’incanto avvolse il padrone che, vinto dai più bassi istinti non si rese conto che le due donne fossero in possesso dei magici utensili ma si concentrò solo sulle chiappe di Giovanna e sull’ipotesi di una robina a tre!
Giovanna a quel punto, riuscì a raggiungere il cancello ma, solo allora, si accorse che anche il cancello era stregato! Povera Giovanna! La libertà era da un passo da lei!
Come risolvere la situazione?!? La regina, accortasi dell’accaduto lanciò un secondo incanto sull’ignobile e bavoso padrone facendolo scomparire e trasformandolo in una voce fuori campo! A quel punto anche la divisa da pornosguattera di Giovanna scomparve! Al suo posto apparve una divisa da pornocarwasher! La regina, inoltre inviò due poderosi maschioni in soccorso di Giovanna che riuscì ad abbattere il terribile incanto del cancello e conquistò la libertà danzando e cantando come in ogni lieto fine disney!!!
Primo trailer
Secondo trailer
Ci tengo a sottolineare che questa non diventerà una rubrica fissa, visto che i diritti sui post dedicati alla pubblicità se li è già presi Roberto®.
Buon Salve…mi ritorni in mente…
…buffa come sei! Questa mia inutile divagazione parte con una canzone che mi ha fatto tornare in mente un’ex-collega di mia madre. Partiamo con la canzone incriminata!
Lo so che la canzone è scema. Però l’argomento è proprio questo: c’era una volta una collega della mia simpatica mammina e come la mia mammina, la collega era altrettanto simpatica. Io ero un po’ più giovane di adesso e questa collega, che chiameremo affettuosamente ‘A BUCIARDA (“colei che racconta frottole” è un po’ troppo lungo, non trovate?), era molto affettuosa nei miei confronti. Avevo occhi solo per lei! Il problema è che anche ‘A BUCIARDA aveva occhi solo per me (e non pensate male, morbosi zozzoni che non siete altro). Il problema, come dicevo è che lei aveva un bel po’ di anni in più di me ed io a quel tempo non mi rendevo proprio conto del fatto che fosse un “amore” impossibile. Fatto sta che io chiedevo spesso a mia madre se potessi fidanzarmi con ‘A BUCIARDA ed ogni volta mia madre e le altre colleghe mi spiegavano come la cosa fosse alquanto impossibile visto che la gentil donzella fosse già promessa ad un altro gentiluomo (e sottolineo uomo, anagraficamente parlando). Il punto è che ‘sto gentiluomo, ladro di donzelle, non s’era mai visto, manco in foto!!! Ed io, da bimbo ingenuo qual’ero, non capivo perché ‘A BUCIARDA non ce lo volesse presentare. Aveva forse paura di me, cavalierino senza macchia e senza maggiore età?
Fatto sta che non esisteva matrimonio, cresima, comunione, funerale, natale, weekend o scopone scientifico che ‘sto fidanzato sbucasse! Si vociferava che fosse un militare di belle speranze e pochi spiccioli mandato al fronte tra l’Italia e la Slovenia (o giù di lì) e che quindi era impossibilitato a presenziare a qualsiasi tipo di evento, mondano e non.
La mia gelosia perdurava ed infuriava!
La mia disperazione arrivò al culmine quando ‘A BICIARDA diede le dimissioni! Ah…quale tormento avrei potuto mai soffrire se non fossi cresciuto, nel frattempo, e non fossi giunto alla medesima conclusione delle colleghe dell‘A BUCIARDA: ‘sto fantomatico soldatino di acciaio era in realtà un soldatino di carta, disegnato e colorato su misura per ottemperare alla solitudine dell‘A BUCIARDA che, non era proprio ‘sta Miss Italia che i miei occhi di bimbo vedessero.
Tutto questo per dire: la solitudine è così terribile da “costringere” una qualsiasi ragazza o ragazzo ad inventarsi un fantomatico amore e costruire una fasulla vita sociale?
Saltuariamente ci giungono telefonate e biglietti d’auguri dall‘A BUCIARDA (che si è dimostrata col tempo la dolce donzella che io, bimbo, avevo dipinto) . A quanto pare, tutt’ora, la bugia non è stata svelata. Ci ha semplicemente detto che la loro storia d’amore è terminata e nessuno ha mai avuto il coraggio di fare domande in proposito. Nessun lieto fine…
Buon Salve…povero Dante…
Già. Dante rischia di beccarsi una bella tirata di orecchie! Vogliono cacciarlo da scuola! Poverino! Ma cosa avrà mai combinato per rischiare l’espulsione?!? Come? Non lo sapete? Dante era un nazista! Sì, sì. Compagno di merende di Mr. Baffetto. Pare che il suo tomone inneggi alla purezza della razza; quindi via gli ebrei, gli amici di Maometto e i piglianculi! Un falò comune e passa la paura. Secondo me il suo prof. di italiano, stanco di leggere quella miriade di pagine di bla bla bla, prese la penna rossa e scrisse 4- fuori tema. Ecco, e ora, il povero Dante, rischia la boccaitura! Ma non lo si potrebbe rimandare a Settembre, magari corregge il tiro ed elimina quei due o tre passaggi un po’ hardcore! Di seguito gli appunti del prof sulla pagella di Dante. Si vocifera siano stati convocati i genitori.
MILANO – La Divina Commedia deve essere tolta dai programmi scolastici: troppi contenuti antisemiti, islamofobici, razzisti ed omofobici. La sorprendente richiesta arriva da «Gherush92», organizzazione di ricercatori e professionisti che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che svolge progetti di educazione allo sviluppo, diritti umani, risoluzione dei conflitti.
ANTISEMITISMO - «La Divina Commedia – spiega all’Adnkronos Valentina Sereni, presidente diGherush92 – pilastro della letteratura italiana e pietra miliare della formazione degli studenti italiani presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che via sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all’antisemitismo e al razzismo». Sotto la lente di ingrandimento in particolare i canti XXXIV, XXIII, XXVIII, XIV. Il canto XXXIV, spiega l’organizzazione, è una tappa obbligata di studio. Il personaggio e il termine Giuda e giudeo sono parte integrante della cultura cristiana: «Giuda per antonomasia è persona falsa, traditore (da Giuda, nome dell’apostolo che tradì Gesù)»; «giudeo è termine comune dispregiativo secondo un antico pregiudizio antisemita che indica chi è avido di denaro, usuraio, persona infida, traditore» (così scrive De Mauro, Il dizionario della lingua italiana). Il significato negativo di giudeo è poi esteso a tutto il popolo ebraico. Il Giuda dantesco è la rappresentazione del Giuda dei Vangeli, fonte dell’antisemitismo. «Studiando la Divina Commedia – sostiene Gherush92 – i giovani sono costretti, senza filtri e spiegazioni, ad apprezzare un’opera che calunnia il popolo ebraico, imparano a convalidarne il messaggio di condanna antisemita, reiterato ancora oggi nelle messe, nelle omelie, nei sermoni e nelle prediche e costato al popolo ebraico dolori e lutti». E ancora, prosegue l’organizzazione, «nel canto XXIII Dante punisce il Sinedrio che, secondo i cristiani, complottò contro Gesù; i cospiratori, Caifas sommo sacerdote, Anna e i Farisei, subiscono tutti la stessa pena, diversa però da quella del resto degli ipocriti: per contrappasso Caifas è nudo e crocefisso a terra, in modo che ogni altro dannato fra gli ipocriti lo calpesti».
MAOMETTO - Ma attenzione. Il capolavoro di Dante conterrebbe anche accenti islamofobici. «Nel canto XXVIII dell’Inferno – spiega ancora Sereni – Dante descrive le orrende pene che soffrono i seminatori di discordie, cioè coloro che in vita hanno operato lacerazioni politiche, religiose e familiari. Maometto è rappresentato come uno scismatico e l’Islam come una eresia. Al Profeta è riservata una pena atroce: il suo corpo è spaccato dal mento al deretano in modo che le budella gli pendono dalle gambe, immagine che insulta la cultura islamica. Alì, successore di Maometto, invece, ha la testa spaccata dal mento ai capelli. L’offesa – aggiunge – è resa più evidente perchè il corpo “rotto” e “storpiato” di Maometto è paragonato ad una botte rotta, oggetto che contiene il vino, interdetto dalla tradizione islamica. Nella descrizione di Maometto vengono impiegati termini volgari e immagini raccapriccianti tanto che nella traduzione in arabo della Commedia del filologo Hassan Osman sono stati omessi i versi considerati un’offesa».
OMOSESSUALI - Anche gli omosessuali, nel linguaggio dantesco i sodomiti, sarebbero messi all’indice nel poema dell’Alighieri. Coloro che ebbero rapporti «contro natura», sono infatti puniti nell’Inferno: i sodomiti, i peccatori più numerosi del girone, sono descritti mentre corrono sotto una pioggia di fuoco, condannati a non fermarsi. Nel Purgatorio i sodomiti riappaiono, nel canto XXVI, insieme ai lussuriosi eterosessuali. «Non invochiamo nè censure nè roghi – precisa Sereni – ma vorremmo che si riconoscesse, in maniera chiara e senza ambiguità che nella Commedia vi sono contenuti razzisti, islamofobici e antisemiti. L’arte non può essere al di sopra di qualsiasi giudizio critico. L’arte è fatta di forma e di contenuto e anche ammettendo che nella Commedia esistano diversi livelli di interpretazione, simbolico, metaforico, iconografico, estetico, ciò non autorizza a rimuovere il significato testuale dell’opera, il cui contenuto denigratorio è evidente e contribuisce, oggi come ieri, a diffondere false accuse costate nei secoli milioni e milioni di morti. Persecuzioni, discriminazioni, espulsioni, roghi hanno subito da parte dei cristiani ebrei, omosessuali, mori, popoli infedeli, eretici e pagani, gli stessi che Dante colloca nei gironi dell’inferno e del purgatorio. Questo è razzismo che letture simboliche, metaforiche ed estetiche dell’opera, evidentemente, non rimuovono».
CRIMINI - «Oggi – conclude Sereni – il razzismo è considerato un crimine ed esistono leggi e convenzioni internazionali che tutelano la diversità culturale e preservano dalla discriminazione, dall’odio o dalla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, e a queste bisogna riferirsi; quindi questi contenuti, se insegnati nelle scuole o declamati in pubblico, contravvengono a queste leggi, soprattutto se in presenza di una delle categorie discriminate. È nostro dovere segnalare alle autoritá competenti, anche giudiziarie, che la Commedia presenta contenuti offensivi e razzisti che vanno approfonditi e conosciuti. Chiediamo, quindi, di espungere la Divina Commedia dai programmi scolastici ministeriali o, almeno, di inserire i necessari commenti e chiarimenti». Certo c’è da chiederci cosa succederebbe se il criterio proposto da «Gherush92» venisse applicato ai grandi autori della letteratura. In Gran Bretagna vedremmo censurato «Il mercante di Venezia» di Shakespeare? O alcuni dei racconti di Chaucer? Certo è che il tema del politicamente corretto finisce sempre più per invadere sfere distanti dalla politica vera e propria. Così il Corriere in un articolo del 1996 racconta come, al momento di scegliere personaggi celebri per adornare le future banconote dell’euro , Shakespeare fu scartato perchè potenzialmente antisemita Mozart perché massone, Leonardo Da Vinci perché omosessuale. Alla fine si decise per mettere sulle banconote immagini di ponti almeno loro non accusabili di nulla.
Dato che l’istruzione, in questo periodo, sta passando un momento così felice, pensiamo pure a ‘ste stronzate e abbiamo risolto. Che poi, a volerla proprio dire tutta…Dante almeno un attenuante ce l’ha pure: è un po’ vecchietto. Ha una mentalità un po’ antiquata. C’è da capirlo. A quel tempo non esistevano il politically correct, la situazione in medio-oriente, le quote rosa, i PACS, i DICO, Cristiano Malgioglio e Platinette. Come avrebbe mai potuto immaginare che due paroline buttate così, per ingenuità e frustrazione, gli avrebbero fatto guadagnare una punizione così esemplare. E dire che sembrava un ragazzetto tanto per bene…
Alla luce di tutto ciò, mi sorge una domanda: Dante tutte ‘ste cose non le sapeva. Bossi si! Che scusa c’ha la Lega? Ce l’ha così duro che per sbaglio se l’è dato in testa e addio a quei pochi neuroni funzionanti?!? Misteri della modernità!
Buon Salve…odor di giallo
Ho una proposta. Abolire la festa della donna. Non se ne può più! Non per la solita retorica del “siamo donne tutto l’anno e non solo 1 giorno su 365!” che, lungi da me dire il contrario, è una sacrosantissima verità. E’ per quell’insopportabile, nauseante, vomitevole, invadente, mefistofelico odore di mimosa!!!
Non ce la faccio! Sarà tanto bella e non lo metto in dubbio ma non posso girare per le strade di Roma e trovare ad ogni angolo ‘sti pallini gialli! EBBASTA!!!
Secondo me la prematura dipartita della mimosa nel mio giardino è dovuta ai miei fantastici anatemi! Che professionista!
Ok. Ora parliamo della festa della donna? MA ANCHE NO! Non ci penso proprio. Non capisco perché si senta il bisogno di festeggiare una naturale condizione umana. Si nasce donne (vabbè…in alcuni casi ci si diventa pure, ma questo è un altro discorso), come si nasce uomini. Il mondo sembra svegliarsi la mattina dell’8 Marzo e rendersi conto di questo fatto. Accipicchia…arguto ‘sto mondo! E’ il resto dell’anno che la parola donna evoca solo ed unicamente le immagini di tette, culi e vagine. Donne Donne…oltre alle gambe c’è di più…appunto! Tetti, culi e vagine!
Si scherza!!! Calme, calme! Quindi…io non ho fatto auguri, non ho regalato mimose…non ho proprio sollevato l’argomento! La cosa mi lascia del tutto indifferente…malefici pallini gialli a parte! Terminata questa mia ennesima lamentela posto un video di una DONNA che parla di DONNE. Così, tanto per rimanere in tema.
Buon Salve…patti chiari amicizia lunga…
L’Universo ce l’ha con me…oggi va così…hey Uni, la sai la novità? Mi stai un po’ sugli zebedei pure te! Tiè!
I fatti del giorno che mi hanno portato a pensare questo sono i seguenti:
1: La bilancia non segnava i numeri che avrebbe dovuto segnare.
2: Ho fatto un giro a vuoto.
3: Il mignolo del piede sinistro sta ripassando tutto l’elenco dei santi presenti nel calendario corrente!
Io salterei con molto aplomb il discorso bilancia che tanto non è molto interessante
e proseguirei con la questione giro a vuoto.
Piccolo preambolo: martedì pomeriggio decido di andare a portare il mio CV a due agenzie interinali (o come si chiamano) a via Barberini (centro di Roma). Una era aperta e quindi tutto ok..l’altra era chiusa (sono un po’ inca**ato ma non farò nomi! Sono un gentleman!). Mi appunto gli orari: decido di tornarci il giovedì essendo aperta dalle 15.00 alle 16.00 (accipicchia…voja de lavora’ saltami addosso! Così la dovrebbero ribattezzare!). Con tanta buona volontà arrivo a Barberini alle 15.qualcosa e vado all’agenzia. La scena è la seguente:
Studio la situazione per accertarmi di non trovare una porta chiusa a doppia mandata (non come l’altra volta che ho cercato invano di aprire la porta nonostante ci fossero scritti a caratteri cubitali gli orari di apertura). Dentro era tutto acceso, funzionante e alle scrivanie c’era il personale. A casa mia vuol dire che è aperto. Suono. La porta fa un rumore strano e apro. Entro. Si avvicina un ragazzo.
Io: Buonasera.
Lui: Buonasera.
Io: Vorrei lasciare un CV.
Lui: Mi spiace ma oggi e domani siamo chiusi. Deve tornare settimana prossima! (sorridente come se mi avesse detto che Berlusconi era stato mandato in galera a vita, in questa ed in una eventuale prossima, non si sa mai!)
Io: Ah…ok…arrivederci…
Avevo una domanda che purtroppo, per buona educazione e pudore e anche perché in teoria mi dovrebbero trovare un lavoro, è rimasta inespressa (come quando sei in pubblico e hai tanta aria nel pancino…ma pare proprio brutto); cioè questa: Ma se io suono e tu mi apri e io entro e tu mi saluti e io ti saluto e parliamo mi spieghi dov’è la coerenza della frase SIAMO CHIUSI?!?!? Misteri…
Per sbollire un po’ e avendo dei CV in borsa ho deciso che non sarebbe stato furbo sprecare un pomeriggio. Quindi sono andato a via del Corso a farmi un giro per dare un senso a quei CV. Ora arriviamo alla questione bilancia e alla questione mignolo bestemmiatore:
Via Varberini – Via del Corso – Piazza Venezia – Via del Plebiscito – Corso Vittorio Emanuele II – Largo di Torre Argentina – Corso Vittorio Emanuele II – Via Paola. Il tutto con in miei piccoli, amabili piedini fasciati in delle fantastiche All-Star numero 40. Ora i miei piedini non sono più amabili ma irascibili e doloranti. Specialmente quel povero mignolo sinistro che domani sarà accessoriato di una meravigliosa vescica! Da via Paola ho pensato bene di prendere il bus.
Lunedì la malefica agenzia non avrà il mio scalpo. Telefonerò per sicurezza…secondo voi…un paio di etti li avrò smaltiti?!?
PS: Non ho resistito, a Largo Argentina ho fatto una piccola pausa…c’è la Feltrinelli…fanno anche il caffè!
PPS: Ho fatto una rapido calcolo su Google Maps…ho camminato per circa 4 km…pensavo di più…ma soprattutto i miei piedi pensavano di più…dicono che Google è un cialtrone, mentecatto e si è messo d’accordo con l’Universo…ha fatto male i calcoli!
Buon Salve…3 semplici parole…
Solo 3 parole che pesano come fossero 3000.
L’attenzione a questa vicenda è stata poca, pochissima, direi. Se ne è iniziato a parlare solo quando Geppi Cucciari ha posto l’accento su questo silenzio durante Sanremo e soprattutto dopo che Fiorello ha registrato un breve ma, a quanto pare, incisivo, messaggio. Non so perché questa vicenda sia uscita fuori solo ora. In fondo è dal 22 Ottobre che questa ragazza è lontana da casa. Rapita. Prigioniera. Scomparsa. Twitter si è mobilitato. Si è alzato un coro che canta FreeRossellaUrru. Oggi, parlerò e scriverò e come me tanti altri, di questa vicenda. E’ giusto che sia così. Ed è giusto che Rossella e tutti gli altri prigionieri vengano liberati e possano, finalmente, riabbracciare le proprie famiglie. E’ qualunquismo? E’ populismo? Beh…forse qualcuno dovrebbe pur farlo. Quindi ben venga! Vi lascio il link dal quale ho appreso questo progetto il Bloggin Day Per Rossella Urru. Scrivere su un blog forse serve proprio a questo!
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